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3 aprile 2006

Siamo proprio in Italia.

Sembra che uno dei sequestratori/assassini di Tommaso Onofri fosse stato condannato in due gradi di giudizio per avere, insieme ad un amico, sequestrato una coppia di ragazzi, legato ad un albero lui e violentato lei. Era stato condannato a cinque anni ma dopo un anno era uscito, ed è tuttora in attesa del pronunciamento della corte di Cassazione.
Si tratta di sequestro di persona e violenza sessuale. Com'è possibile che abbia preso solo cinque anni e fosse in libertà? Purtroppo in Italia i reati sessuali sono ancora considerati roba da poco. E' di questi giorni la notizia che secondo la corte d'appello di Roma "un reato di violenza sessuale puo' essere punito meno severamente se viene commesso in un contesto ambientale degradato". Ma quante volte sentiamo ancora dire che se una ragazza che si veste o si atteggia in un certo modo viene violentata "è anche colpa sua"? E' un'idea idiota quanto diffusa. Anzi ho come l'impressione che la violenza sessuale sia considerata moralmente un'attenuante al sequestro di persona.
Aggiungo un'altra cosa. Ora si è scoperto che Tommaso Onofri è morto, l'Italia farà una settimana di piagnisteo nazionale e di autoflagellazione per lavarsi la coscienza per aver pensato che il padre fosse colpevole perché aveva delle foto porno nel PC. E sentiremo cose del tipo "povero innocente", perché la coscienza nazionale per qualche motivo ritiene i bambini innocenti, ma gli adulti no, e se si ammazza un adulto non fa notizia anche se non ha fatto niente di male a parte passare sotto il cavalcavia sbagliato. Tutto questo mi fa veramente schifo. L'Italia ha ancora molta strada da fare prima di potersi definire un paese civile.




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1 aprile 2006

D.P.S., la follia in vigore

Il "Documento Programmatico sulla Sicurezza" è un pezzo di carta in cui le aziende e i professionisti che trattano dati sensibili devono descrivere le tecniche con cui assicurano l'integrità dei dati e le procedure di sicurezza adottate per la loro custodia. Di esso si parla ormai da anni.
Insieme ad esso, per legge le aziende devono disporre documenti di incarico per le persone che si occupano dei vari aspetti della sicurezza.
Oltre ad esso, le aziende sono tenute a rispettare dei "requisiti minimi" sulla sicurezza.
L'obbligo è entrato in vigore, dopo numerosi rinvii, il 31 marzo del 2006 (ieri): pena per chi non adempie, arresto fino a 2 anni o ammenda da 10000 a 50000 euro.
Effetti? La paura di commettere un reato da parte di chi non sapeva quali fossero o come adeguarsi a questi requisiti minimi ha consentito la nascita di numerosi "esperti di privacy" che hanno terrorizzato i loro possibili clienti e si sono fatti dare dei soldi per la "consulenza" necessaria ad adeguare la loro azienda o il loro studio. Tutto ad aumentare il prodotto interno lordo, senza dubbio.
Ma come si può pensare di punire una persona soltanto perché non usa nel suo PC una password di 8 caratteri? E' come se nel momento in cui mi entrano i ladri in casa la legge mi punisse perché non avevo una serratura abbastanza robusta. Tutto questo ricorda la famosa storia di Pinocchio.
Per finire, c'è un'opinione molto diffusa, tra i liberi professionisti, secondo la quale lavorare è molto più pericoloso (dal punto di vista legale) che compiere furti o rapine. A volte non riesco a dar loro torto.
Tra parentesi: il tutto è stato fatto dal governo "liberista" di Berlusconi. Non che la sinistra avrebbe fatto di meglio. Anche molta opinione pubblica sembra essere dalla parte del governo...




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27 marzo 2006

Chi votare?

Ho una brutta sensazione rispetto alle proposte politiche di destra e sinistra degli ultimi mesi.
Non so di chi siano i voti che continuano ad inseguire: di sicuro il mio sembra che stiano cercando di respingerlo in tutti i modi possibili.
La scelta per me si riduce a questa: votare ancora destra, con il rischio che i loro interventi immorali raggiungano il livello dell'intollerabilità (vedi legge sulle droghe, incentivi alla TV digitale, legge sulla procreazione assistita, legge sulla privacy, legge elettorale, censura di internet, protezionismo), o votare sinistra, con il rischio che i loro interventi immorali (sottomissione alla violenza, innalzamento delle tasse, schiavitù civile, ecologismo cieco, europeismo acritico) si sommino a quelli già compiuti dalla destra.
Boh.




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26 dicembre 2005

Attenzione ai falsi CD audio!

Mischiati ai normali CD audio, negli scaffali dei negozi di musica.
Hanno lo stesso aspetto, hanno lo stesso costo.
Ma non sono normali CD!
Sono dischi "protetti dalla copia".
Invece del logo CD-digital audio che indica un disco standard, che può essere riprodotto su qualsiasi lettore di CD costruito secondo lo stesso standard, questi sono diversi.
Ecco cosa leggiamo su quello che mi è stato regalato a Natale:

COPY CONTROLLED - Questo disco è protetto da tecnologia Copy Control - Su alcuni dispositivi, ad esempio lettori Cd delle automobili, si potrebbero verificare problemi di riproduzione.

E sui PC, aggiungo io, per ascoltarli si è costretti ad installare un loro software proprietario.
Il mio CD è della EMI Records. Altri CD, della Sony, installano addirittura un'estensione del sistema operativo chiamata "rootkit" che impedisce di copiare il CD.
Non mi dilungo sulla legalità o meno di tale pratica: ha già fatto incazzare numerosi clienti. Secondo me è un reato, e in USA e in Italia sono state già intentate delle cause. Se volete che i vostri diritti di acquirenti paganti siano tutelati, non comprate CD che includono qualsiasi forma di protezione dalla copia: non sono CD audio standard.




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14 dicembre 2005

Stanno raschiando il fondo del barile...

da www.ansa.it:

"Giulio Tremonti [...] ha poi spiegato [...] che la pornotax diventa una imposta etica secondo il modello francese"
E se invece fosse un modo ingegnoso per raggranellare qualche spicciolo, approfittando del bigottismo ipocrita per cui non la si può criticare apertamente senza essere etichettati come pervertiti?
E ora si parla anche di tassare i prodotti che "incitano alla violenza": siamo proprio alla frutta.




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24 novembre 2005

Due pesi e due misure?

Che insegnamenti traiamo, assistendo alla vicenda di Debora Rizzato, uccisa da un uomo che la minacciava da anni e che aveva compiuto reati sessuali (anche contro di lei), e nonostante questo era ancora in libertà?
Primo: se ti minacciano, è inutile andare dalla polizia. Nella maggior parte dei casi non farà nulla.
Secondo: se denunci qualcuno, avrà tutto il tempo per vendicarsi prima che lo stato intervenga.
Terzo: in Italia ci sono due pesi e due misure. Quando un politico o un "eroico magistrato" viene minacciato, gli si danno 10 agenti di scorta, quando un consulente del ministero viene ammazzato, si fanno interrogazioni parlamentari e si dimettono ministri. Quando un mafioso si "pente", gli si danno protezione, pensione, falsa identità e alloggio. Quando chi è in pericolo è un cittadino "comune", lo stato se ne frega.
Ci vuole tutta la mia razionalità per non invocare la pena di morte, perché so che non è questa la soluzione.
E so che è inutile invocare la libertà di difesa. La legge dice già testualmente: "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un proprio diritto o altrui contro il pericolo attuale dell'offesa ingiusta" (art. 52 C.P.).
Il fatto che lo stato non protegga un cittadino quando è minacciato di morte, non è già un "costringerlo" a difendere da solo il proprio diritto a vivere? Oppure il pericolo non è "attuale" finché non ti hanno sparato? La libertà di difesa sarebbe garantita dalla legge, purtroppo non è garantita dalla nostra cultura con cui la legge viene interpretata.




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16 novembre 2005

USA, Cina & co. e Internet

Sembra che alcuni paesi illuminati e progressisti, come la Cina, l'Iran e la Siria, vogliano sottrarre il "controllo di Internet" agli USA, creando un organismo "super partes" in sede ONU. Infatti Internet sarebbe controllata da una malvagia società privata, la ICANN, che assegnerebbe i domini con criteri che non sono universalmente condivisi.
Ma non fatemi ridere...




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14 novembre 2005

Sul servizio di leva

Un argomento fuori moda in Italia, dopo la sospensione delle chiamate. Eppure continua ad esistere in molte parti del mondo, anche se è in via di abolizione in molte nazioni.
Ma cos'è realmente il servizio di leva? Per me non è altro che schiavitù. Lavoro obbligatorio richiesto dallo stato, sotto la minaccia della sospensione dei diritti civili (quando va bene). In moltissime nazioni occidentali è stata per anni la più grave violazione dei diritti dell'individuo, e in alcune lo è ancora. In Italia, la farsa del "servizio civile" era un mezzo con cui lo stato prestava schiavi ad enti di dubbia moralità.
Ma come è potuto succedere? La risposta è molto semplice: per la maggior parte delle persone, la volontà dello stato è più importante del rispetto della libertà individuale. Solo così è possibile giustificare l'imposizione ai cittadini dei lavori forzati senza che questi abbiano compiuto alcun crimine.
Solo così un onesto ed altruista operatore volontario di una comunità di assistenza a bisognosi poteva diventare sfruttatore del lavoro di schiavi.
Ma una tale violazione dei diritti umani è possibile solo grazie a un lavaggio del cervello collettivo, a cui gli sfruttati e gli stessi sfruttatori, civili e militari, erano sottoposti. Un lavaggio del cervello efficiente, per cui cittadini che da una parte protestavano per ottenere salari più alti dall'altra accettavano con rassegnazione (se non con entusiasmo) di servire in un esercito che non gli dava nemmeno la possibilità di andarsene.
Un lavaggio del cervello incentrato su alcune idee chiave.
Innanzitutto l'idea di "patria", ente collettivo a cui il singolo doveva sacrificarsi. Questo ente aveva il diritto di usare la tua vita come meglio gli pareva, anche in guerra, perché senza la patria nessun essere umano avrebbe potuto continuare a chiamarsi tale. Marce, bandiere, l'esaltazione quasi religiosa nelle delle storie degli eroi del Risorgimento.
Poi l'idea dell'eroismo, dello spirito di corpo, del machismo secondo cui un uomo sarebbe stato compiutamente formato solo attraverso le asprezze e i sacrifici della vita militare, e quindi visto come conclusione del percorso formativo che crea il "vero uomo".
Nel servizio civile per gli obiettori di coscienza troviamo molte analogie. Se non ci sono più le idee patriottiche, spesso considerate "fasciste", troviamo un solidarismo che nella sua granitica certezza considera il sacrificio per gli altri la massima espressione dell'uomo. E così riesce a non distinguere tra chi volontariamente presta il suo lavoro a favore degli altri da chi invece è costretto. Pensando inoltre di avere finalità educative nei confronti dello stesso schiavo. Infatti in esso ritroviamo molte volte quello spirito educatore "Cristiano" per cui è giusto fare la carità, e se non la fai ti dobbiamo costringere "per il tuo bene".
Spogliando il servizio civile obbligatorio da ogni retorica, non posso che considerarlo un'altra forma di sfruttamento del lavoro di schiavi. Personalmente, ritengo che chiunque abbia diretto o si sia servito del lavoro di militari di leva o obiettori di coscienza sia moralmente equivalente a uno schiavista. Un'opinione che non manca mai di suscitare polemiche, perché colpisce persone convinte di fare del bene all'umanità, ma che non posso attenuare se non giustificando questo schiavismo con il lavaggio del cervello di cui sopra.
Oggi, in Italia, il servizio militare obbligatorio è "sospeso". Le ragioni per cui è stato fatto sono, da parte di molti, utilitaristiche: l'esercito di leva è costoso e inefficiente. Mi piace pensare che il ministro della difesa, Martino, abbia visto in chiave liberale la fine di questo servizio. So che alcuni, a destra come a sinistra, continuano a rimpiangerlo. Non mi dimenticherò mai dello sforzo di molte forze centriste per trasformare la leva obbligatoria in un servizio civile obbligatorio, per prestare schiavi ai loro enti preferiti, in genere di ispirazione religiosa.
Per vedere l'abisso dal quale è uscita l'Italia, provate a vedere qui nella sezione "Testimonianze".
Speriamo di non dover mai più vedere tutto questo.




permalink | inviato da il 14/11/2005 alle 4:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


4 novembre 2005

Solidarietà ad Israele

Anche se non ho potuto partecipare alla manifestazione di Roma (in questi giorni sto lavorando come un pazzo) non posso fare a meno di esprimere la mia solidarietà ad Israele in seguito alle dichiarazioni del presidente dell'Iran Ahmadinejad.
Mentre non capisco perché manteniamo ancora relazioni diplomatiche con una nazione che si sta armando con bombe atomiche allo scopo di annientarne un'altra.




permalink | inviato da il 4/11/2005 alle 1:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 ottobre 2005

Influenza dei polli

Sì, dei polli che ci cascano. Una malattia ha provocato qualche decina di vittime nel sud-est asiatico in due anni, e noi e i nostri giornalisti siamo qui a godere della nostra paura. Telegiornali nazionali che annunciano l'"emergenza" e la "pandemia", quotidiani che titolano in prima pagina "Il virus si trasmette da uomo a uomo" per poi dire negli articoli che sì, forse il virus si trasmette, ma la forma che si trasmette non si sa quanto è letale eccetera.
Poi parlano della Roche che ha il monopolio del Tamiflu, l'unica medicina in grado di curare la malattia, e quindi via libera alle teorie non dette del complotto pluto-giudaico-massonico alle spalle della "povera gente", ma poi si isola un "ceppo resistente", che però è vulnerabile ad altre sostanze...
Poi si annuncia che verrà "sconsigliato" di mangiare le uova crude.
Scene già viste, eppure siamo ancora vivi.
Sappiamo solo che l'Unione Europea agirà, nella sua saggezza, in base al principio di precauzione. Io, per sicurezza, approfitterò dei prezzi bassi del pollo per mangiarlo un'ultima volta prima che venga vietato.
Intanto i nostri burocrati ne approfittano per imporre l'etichettatura dei polli, applauditi dalle aziende agricole che approfitteranno dell'occasione per invocare aiuti.




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