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Sul servizio di leva

Un argomento fuori moda in Italia, dopo la sospensione delle chiamate. Eppure continua ad esistere in molte parti del mondo, anche se è in via di abolizione in molte nazioni.
Ma cos'è realmente il servizio di leva? Per me non è altro che schiavitù. Lavoro obbligatorio richiesto dallo stato, sotto la minaccia della sospensione dei diritti civili (quando va bene). In moltissime nazioni occidentali è stata per anni la più grave violazione dei diritti dell'individuo, e in alcune lo è ancora. In Italia, la farsa del "servizio civile" era un mezzo con cui lo stato prestava schiavi ad enti di dubbia moralità.
Ma come è potuto succedere? La risposta è molto semplice: per la maggior parte delle persone, la volontà dello stato è più importante del rispetto della libertà individuale. Solo così è possibile giustificare l'imposizione ai cittadini dei lavori forzati senza che questi abbiano compiuto alcun crimine.
Solo così un onesto ed altruista operatore volontario di una comunità di assistenza a bisognosi poteva diventare sfruttatore del lavoro di schiavi.
Ma una tale violazione dei diritti umani è possibile solo grazie a un lavaggio del cervello collettivo, a cui gli sfruttati e gli stessi sfruttatori, civili e militari, erano sottoposti. Un lavaggio del cervello efficiente, per cui cittadini che da una parte protestavano per ottenere salari più alti dall'altra accettavano con rassegnazione (se non con entusiasmo) di servire in un esercito che non gli dava nemmeno la possibilità di andarsene.
Un lavaggio del cervello incentrato su alcune idee chiave.
Innanzitutto l'idea di "patria", ente collettivo a cui il singolo doveva sacrificarsi. Questo ente aveva il diritto di usare la tua vita come meglio gli pareva, anche in guerra, perché senza la patria nessun essere umano avrebbe potuto continuare a chiamarsi tale. Marce, bandiere, l'esaltazione quasi religiosa nelle delle storie degli eroi del Risorgimento.
Poi l'idea dell'eroismo, dello spirito di corpo, del machismo secondo cui un uomo sarebbe stato compiutamente formato solo attraverso le asprezze e i sacrifici della vita militare, e quindi visto come conclusione del percorso formativo che crea il "vero uomo".
Nel servizio civile per gli obiettori di coscienza troviamo molte analogie. Se non ci sono più le idee patriottiche, spesso considerate "fasciste", troviamo un solidarismo che nella sua granitica certezza considera il sacrificio per gli altri la massima espressione dell'uomo. E così riesce a non distinguere tra chi volontariamente presta il suo lavoro a favore degli altri da chi invece è costretto. Pensando inoltre di avere finalità educative nei confronti dello stesso schiavo. Infatti in esso ritroviamo molte volte quello spirito educatore "Cristiano" per cui è giusto fare la carità, e se non la fai ti dobbiamo costringere "per il tuo bene".
Spogliando il servizio civile obbligatorio da ogni retorica, non posso che considerarlo un'altra forma di sfruttamento del lavoro di schiavi. Personalmente, ritengo che chiunque abbia diretto o si sia servito del lavoro di militari di leva o obiettori di coscienza sia moralmente equivalente a uno schiavista. Un'opinione che non manca mai di suscitare polemiche, perché colpisce persone convinte di fare del bene all'umanità, ma che non posso attenuare se non giustificando questo schiavismo con il lavaggio del cervello di cui sopra.
Oggi, in Italia, il servizio militare obbligatorio è "sospeso". Le ragioni per cui è stato fatto sono, da parte di molti, utilitaristiche: l'esercito di leva è costoso e inefficiente. Mi piace pensare che il ministro della difesa, Martino, abbia visto in chiave liberale la fine di questo servizio. So che alcuni, a destra come a sinistra, continuano a rimpiangerlo. Non mi dimenticherò mai dello sforzo di molte forze centriste per trasformare la leva obbligatoria in un servizio civile obbligatorio, per prestare schiavi ai loro enti preferiti, in genere di ispirazione religiosa.
Per vedere l'abisso dal quale è uscita l'Italia, provate a vedere qui nella sezione "Testimonianze".
Speriamo di non dover mai più vedere tutto questo.

Pubblicato il 14/11/2005 alle 4.28 nella rubrica Diario.

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